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Viaggio in Portorico o Puertorico o Puerto Pollo

29 Gennaio 2009, 8.15 del mattino
Finalmente! Dopo 6 giorni posso rivedere lo schermo del mio pc! Certo non ho internet, ma posso almeno creare un file di testo per raccogliere i miei ricordi qui dove sono ora. Dove sono? Oh bhè questo posto, questa isoletta dove ci sono al momento intorno i 28-30 gradi minimo si chiama Portorico, o meglio PuertoRico, anche se io suggerirei un altro nome…avete mai giocato a Monkey Island? Bene c’è Guybrush Treepwood (si scriverà così!?!) che arriva nell’isola di Puerto Pollo, chiamata così proprio perchè ci sono polli ovunque…bhè qui è lo stesso! Se in Italia devi fare attenzione a non investire gatti o cani, qui devi fare attenzione ai polli e alle galline; i galli in particolare sono molto “preziosi” in quanto qui esistono delle vere e proprie arene di combattimenti tra galli…e forse uno di questi giorni andremo a vederlo, anche se non credo sia una cosa carina dato che li fanno combattere fino alla morte…in altri paesi queste cose sono vietate o vietano il combattimento tra cani, vabbè che io le galline ed i galli li odio(causa trauma infantile) però credo sia in ogni caso disgustoso fare scannare 2 animali tra loro per un proprio divertimento.
Tornando a me, chi mi conosce sa un po’ come ci sono arrivata qui, anche se per motivi pratici (niente internet) non sa molti particolari…quindi iniziamo dal principio…
Leggendo un po’ il mio blog si capisce che io sono italianissima, anzi catanese più che italiana dato che a volte mi sembra che noi a Catania non facciamo parte dello Stato Italiano!
Da un po’ più di 2 anni sono fidanzata con un Portoricano che di lavoro fa il militare nella marina americana (la Navy); è stato mandato per 3 anni in Sicilia, che proprio il 23 Gennaio sono scaduti e quindi si deve trasferire in Virginia, esattamente nella città di Norfolk; ma dovrà iniziare l’1 Marzo quindi prima abbiamo deciso di andare a fare un paio di viaggetti per trovare prima i suoi genitori (in Portorico) e poi sua sorella con suo cognato e sua nipote (ad Oak Harbor); infine andremo in Virginia e cercheremo una casa anche se io potrò stare max fino al 21 Aprile almeno fino a quando non mi sbrigano tutte le carte per sposarci e poter così stare senza problemi tutto il tempo che voglio.
Il 23 gennaio mattina in Italia parto da Catania con un ritardo di solamente 20 minuti e arrivo a Roma intorno le 12.40, con grande sorpresa in aereo con me c’era Mario Biondi, il che mi faceva venire una grande voglia di canticchiare Sha la la la la ri laaaaa…ma ho evitato
5 ore a Roma in aeroporto non sono mica divertenti…mi sono trastullata qui e li, ho provato pure a cercare un internet point ma credo che fossi troppo rincoglionita per trovarlo; meno male che “certe persone” mi hanno fatto un po’ compagnia al telefono fino a quando poi il mio cell non ha deciso di morire con quel suo rumorino che ti fa girare le scatole in un modo assurdo (grrrr)!
E così verso le 17.30 salgo sull’aereo per New York, 9 ore di volo, sperando di non essere seduta vicino a qualche rompi ed in effetti con grande sorpresa mi ritrovo seduta da sola, e contenta come una coca cola sbendata mi metto a guardare un paio di film, leggo riviste, mangio una pasta alla matriciana con un solo pezzettino di pancetta e con un ritardo di circa 40 minuti arrivo a New York affamata e assetata come non mai!
A differenza dell’anno scorso, il poliziotto al check in del passaporto non mi rivolge neanche la parola, ma mi parla a gesti, penso che la causa risieda nel fatto che avevo un aspetto così pessimo che mi ha preso per una del Burundi che vive nelle capanne fatte di palme e bambù (esisteranno?).
A quel punto dovevo scegliere: avventurarmi dal terminal 4 in cerca dell’albergo o cercare il terminal dove dopo 1 oretta sarebbe arrivato il mio ragazzo per andare così insieme in albergo…
Dopo aver riflettuto circa 3 secondi, opto per la numero 2, ma prima vedo un chioschetto in aeroporto e penso “la mia salvezza! si beveee”…mi avvicino e chiedo del tè, lei perplessa mi guarda come del tipo “che cazzo è che vuoi tu?” ed a quel punto mi limito a dire solo “water, please”.
Dopo 9 ore di aereo senza fumare decido di fare un salto fuori con le mie 2 mega valigie ed il mio mega zaino per prendermi 8 minuti di sana aria newyorkese mista a fumo di pall mall blu 100s italianissime; mentre mi godo i miei 8 minuti un misto tra 50 cents ed eminem si avvicina per chiedermi una sigaretta, gliene sgancio una e lui mi tende dei dollari, ma io superstite della stirpe di italiani “not so bastard inside” rifiuto i suoi dinderi.
Grazie alle istruzioni di un gentile signore, prendo un mini treno che porta al terminal 7 dove aspetto il mio ragazzo, che fortunatamente per me arriva pure in anticipo, ed insieme andiamo alla stazione degli autobus per andare in albergo, dove perdiamo il primo bus e solo verso mezzanotte passata arriviamo nella nostra stanzetta dove la temperatura era opposta a quella di fuori, dove la neve a terra circondava la scritta JFK proprio di fronte alla mia camera di albergo. Riusciamo a strappare al bar dell’albergo in chiusura un mezzo panino a testa con tacchino (solo tacchino) e così facendo finta di essere sazia, ritorno in camera a purificarmi con una doccia di circa 45 minuti e poi boom…dopo 24 ore sveglia crollo nel lettone gigante dove per parlare da capo a capo fai prima ad usare un cellulare.
Il 24 Gennaio, neanche 7 ore di sonno e sono già sveglia, la wireless gratuita in albergo era una tentazione forte, ma dopo aver scoperto che con il pc non mi andava, il morale mi cala, meno male che la Apple ha creato Santo Ipod Touch e riesco così a mettermi in comunicazione con il mondo giusto per dire “Hey si ciao sono io! eh già, l’aereo non è precipitato sono ancora viva!”.
Accendendo il pc mi accorgo che non trovo il convertitore per la presa, e vado un po’ in palla, ma confido di trovare un posto dove lo vendono.
All’aeroporto di New York scopriamo che prima del nostro volo previsto verso le 17, ce ne è uno alle 12.40, e dato che aspettare in aeroporto 5-6 ore è sempre una palla, prendiamo quello prima comprando (di nuovo) un mezzo panino a testa.
Le 3 ore circa del volo passano in fretta, mi guardo un film e mi annoio con il nintendo, mentre il mio ragazzo segna gol con Mascara del Catania con il suo giochino Fifa nella Psp, fermandosi ogni tanto per dirmi che on vede l’ora di vedere tutta la sua famiglia.
Arrivati in aeroporto a San Juan andiamo a prendere le valigie….ecco la prima! è la mia! si ferma tutto e siamo 10 persone in attesa delle altre valigie…panico…ma no, ecco che riparte il nastro e arriva un altra valigia, del mio ragazzo, e dopo un po’ pure un altra, sempre del mio ragazzo…il nastro continua a girare con una sola valigia, mi giro e non vedo che noi li ad aspettare… … … la mia seconda valigia, quella più importante che conteneva la preziosa caffettiera ed il caffè non arriva, ecco che scatta il panico, ma il tipo dell’aeroporto mi tranquillizza dicendo che siccome avevamo cambiato volo all’ultimo minuto, avevano mandato una valigia nell’ultimo volo(quello nostro originario delle 17) e arrivava li verso le 22.
Non potendo stare li come dei cretini per 5 ore, loro si impegnano a portarmi la valigia direttamente all’indirizzo dove alloggio in PortoRico.
E così, con meno peso, saliamo in macchina con il papà e lo zio del mio ragazzo, diretti da Aeroporto San Juan ad Orocovis (2 ore circa di strada), dal mare alla montagna.
Il cambiamento di paesaggio è graduale ma radicale, da grandi palazzi e fast food, inizio a vedere sempre più verde fino a quando per un po’ credo che ci stiamo dirigendo ad un safari nella jungla, sì la mia immaginazione va tanto in là che mi sembra pure di sentire un urlo alla tipo tarzan.
Ogni 500 metri max durante la strada incontriamo bar pieni di gente che beve “cerveza” o “vino made in puertorico”.
I bar sono ovunque, in edifici veri e propri e anche in capanne dall’aspetto quasi squallido. A circa 30 minuti da casa ci fermiamo in uno di questi bar…da notare la mia felicità che ero morta di fame e di stanchezza.
Li incontrano pure un amico, e allora vai con il primo giro che offre il padre…poi il secondo giro che offre lo zio, poi il terzo giro che offre il mio ragazzo e un quarto giro che offre l’amico…in tutto questo io non ho bevuto un cazzo! A stomaco vuoto la birra gelida non credo sia l’ideale, ma sembra che io sia l’unica a pensarla così…e nel frattempo che loro bevono io mi sposto di qui e di li per evitare degli strani insetti volanti (altra mia fobia…odio gli insetti, odiosi inutili e schifosi).
Finalmente dopo circa 2 ore tutti soddisfatti decidono che possiamo andare, e arrivati a casa ho un solo pensiero fisso: C I B O ! ! !
Riso con carne, un piattone enorme che di meglio non potevo sperare! E poi ninna finalmente, quando qui sono circa l’una e mezza di notte.
Prima di andare a dormire, parlottavano tutti in spagnolo riguardo ai galli, avevo capito sveglia presto perchè i galli cantano, ma speravo di arrivare almeno alle 6-6.30, invece questi deliziosi animali verso le 5 si sono riuniti proprio dietro la mia finestra a cantare con la loro dolcissima voce gracchiante…ecco perchè la gente li mangia…perchè sono dei bastardi!
Così sempre più stanca dico BuonGiorno Portorico alle 5 del mattino quando il sole non è ancora sbucato fuori ed i galli continuano a rompere fino alle 8; inizia così la mia giornata del 25 gennaio!
Verso le 7 colazione con una tortillas ripena di uova e schifezze, mi suggeriscono di metterci pure il ketchup, ma riesco a resistere alla tentazione.
Dopo aver chiamato in aeroporto per la valigia ed essere stati invitati a richiamare 3 ore dopo, decidiamo di andare un po’ in giro alla ricerca di un Casinò che si trova nella città di Ponce.
Uscendo alla luce del sole, noto il meraviglioso paesaggio intorno, case sempre più colorate che di certo aiutano a dare un non so chè di atmosfera allegra: case verdi, gialle, rosa, lilla, azzurre…
La città di Ponce è molto bella, soprattutto la spiaggia, con un’acqua pulitissima, ma anche la città stessa è tutta pulita, non una carta per terra, e durante la strada montagne-montagne e boschi-boschi si vedevano impiegati comunali che pulivano il verde nella strada…e dire che io abito nella periferia di Catania ed ho avuto un pannolino sporco di cacca spiaccicato nel bel mezzo della strada per circa 2 mesi, fino a quando in pratica la pioggia non lo ha portato in chissà quale remoto angolo della città, e qui invece anche il posto più sperduto viene curato per bene.
Dopo aver parcheggiato a Ponce ci avventuriamo verso il Casinò ascoltando le direttive di almeno 10 persone diverse che ci hanno mandato in 10 posti diversi…in conclusione troviamo in casinò chiuso, ma nella zona più verso la costa ci indicano che c’è un hotel Hilton (si si della catena di Paris Hilton) che ha un casinò.
Dopo 2 ore tra giri a piedi e in macchina, arriviamo in questo Hotel dove i miei occhi brillano nel vedere il tavolo di poker…ma mi trattengo anche qui dato che come poste/buy-in i prezzi sono molto assurdi…Così anche io mi butto a giocare perdendo 25 preziosissimi dollari ahahah, ma alla fine ho guadagnato una coca cola ed un panino aggratis che ci stava benissimo ^-^
Dopo aver sperperato per bene i nostri averi, decidiamo di andare a mangiare in un posto che si chiama “Ponderosa”. Io scelgo dalle immagini dietro il bancone un riso con dei gamberi e come contorno aggiuntivo del purè di patate. La cosa bella dei posti stile fast food americani, è che hai minimo 2, max infinite, bibite che puoi “refill”, cioè in pratica ti puoi riempire il bicchiere quante volte vuoi, mentre sappiamo che in Italia ci vogliono 2-3 euro almeno per un bicchierozzo di coca cola o altra bibita. Inoltre in questo posto c’era al centro una sorta di buffet con cose gratuite che puoi mangiare mentre aspetti la tua portata. La cameriera definisce il contenuto del buffet come “insalata e frutta”, solo che gli americani/portoricani mettono di tutto nell’insalata, infatti c’era prosciutto, maccheroni al formaggio, pasta fresca con verdure, crocchette con il mais dentro…insomma erano circo 50 cose diverse, ed io da buona forchetta le ho assaggiate quasi tutte!
La frutta non sapeva di nulla, sembrava di plastica, avevano pure il melone giallo..ah, io abituata a quello dell’orto di mia mamma che è zucchero puro, quello sapeva di tutto tranne che di melone!
Nel ritorno verso casa, fermata al supermercato dove per la mia felicità compro dei tappi per le orecchie ^-^
Nonostante i tappi per le orecchie, il 26 gennaio mi alzo dal letto alle 7, ma è tutta questione di fuso orario…in Italia andavo a ninna verso l’1 e mi svegliavo verso le 9.30-10…qui vado a ninna alle 20-21 e mi sveglio alle 7-8.
Colazione fatta da me per tutti…crepes alla nutella, gnammy ecco qualcosa di veramente genuino.
Trascorro la giornata per lo più a casa dove…ehm…non c’è assolutamente nulla da fare a parte provare disperatamente ad avere contatti con 2 gattini che sono spuntati dalla jungla lo stesso giorno che io e Luis siamo arrivati, ma fino ad oggi, nonostante i kili di cibo che gli ho dato tutto sembra inutile. Usciamo solo per andare in un centro commerciale non molto grande a circa un ora di distanza, dove bevo il miglior Pina Colada della mia vita…ne avrei potuto bere 100 di fila senza problemi…hmm…ecco ora mi è venuta voglia XD!
Verso le 22 di sera arriva il tipo dell’aeroporto che mi porta la valigia, ed è una festa! Finalmente potrò farmi del buon caffè ^-^
Il 27 gennaio pancakes a colazione…sono un po’ come le crepes, fatti più o meno pure con gli stessi ingredienti solo che sono più spessi; qui li mangiano con dello sciroppo di sopra che a me non piace, quindi per adeguarmi alla mentalità “più il cibo lo rendi strambo, più è buono” apro il pancake in due e lo riempio con formaggio e prosciutto, lo piastro e me lo mangio…le facce del mio ragazzo e suo padre mi lasciano intendere le parole in spagnolo che si scambiano guardandomi…già credono che io sia pazza a mangiarlo così, bhè parlano loro che mangiano le banane con il ketchup -.-’
Dopo la colazione ci dirigiamo verso le cave ed il satellite più grande del mondo, e dopo 2 ore di strada per arrivare, scopriamo che entrami i posti sono aperti da mercoledì a domenica…che culo è martedì! Così con la nostra fortuna, dopo che oramai si sono fatte le 14 andiamo ad un ristorante, anche se usare il termine ristorante è un parolone…hmm in italiano non so come si potrebbe definire, in siciliano direi una “putia”, come un posto dall’aspetto decadente dove magari si mangia pure bene, ma da fuori tutto è tranne che invitante.
Ci sediamo in un tavolino fuori, su una sorta di balcone/terrazza; scelgo l’insalata di polipo, anche perchè è l’unica cosa comprensibile nel menù; mentre aspetto la portata mi allontano dal tavolo e mi siedo nel bordo alla fine del balcone per fumare una sigaretta, e proprio in quel momento di relax vedo qualcosa che mi sembra saltare in uno spazio verde di fronte a me…”Che carinoooo un coniglietto!!!!” pensa la mia mente casta e pura…continuo a fumare guardandomi sempre intorno e vedo quello che mi sembrava un coniglietto (dato anche le sue misure abbastanza grandi e ciccione) attraversare un pezzo di strada da quel pezzo di verde ad un tombino a 2 metri da me…ecco non era un coniglietto, ma un ratto gigante. Ritorno quindi al mio tavolo e tengo i piedi sollevati per tutto il pranzo guardandomi intorno tutto il tempo per paura che al ratto potesse piacere la mia insalata di polipo che era decisamente squisita, 15 dollari decisamente meritati, un piatto con un letto di lattuga circondato da mezze fette di pomodoro ed il tutto ricoperto da pezzi di polipo e cipolla, ed un piatto di patatine fritte come contorno, da bere una buona sangria. Prima dell’arrivo del piatto mi sono azzardata ad andare a fare pipì nel bagno del “ristorante” e mi limito a dire solamente: esperienza indimenticabile…non la descrivo perchè sennò chi legge potrebbe non riprendersi.
E così finisce la giornata, ci ritiriamo a casa dove io mi dedico al Sudoku, mentre il passatempo preferito della famiglia è guardare Telenovelas in tv gustando un buon budino jelly alla frutta (troppo buono).
Il 28 gennaio è stata una lunghissima giornata. Partiamo verso le 10.30 per andare nella capitale San Juan per visitare la fabbrica della Bacardi, e vedere l’enorme centro commerciale “Plaza” ed infine “El Morro”, ovvero la muraglia/fortezza che copre una parte della costa.
Durante il tragitto passiamo vari paesini tra le montagne,vediamo tante case, scuole, negozi…e ad un certo punto mentre siamo in fila al semaforo vediamo un bel gruppo di scolaretti che si dirigono verso il parcheggio di un Burger King; ai miei occhi tutto ciò rappresentava un insieme di studenti affaticati dallo studio e vogliosi di un panino gigante, ma Luis che è del luogo aveva visto ciò che era, si gira verso di me e mi dice “Stanno andando tutti a vedere due che se le danno”…mi guardo intorno e vedo gente che anhe da più avanti si affaccia dal proprio negozietto giusto per godersi lo “spettacolo”; ma cazzo! possibile che nessuno dica/faccia nulla? Cioè tutti sanno che ora 2 ragazzetti si spaccheranno la faccia e lì è tutto normale, ci manca solo che si mettono con le bandiere e gli striscioni a fare pure il tifo per uno o per l’altro…mah…no comment
Arriviamo verso le 12.30 all’entrata della fabbrica del Bacardi dove il portiere ci indica la strada per il parcheggio e ci da un foglio che da un lato ha la scritta “Turista” e dall’altro lato ha la ricetta per fare 2 cocktail con il Bacardi!
Posteggiamo e andiamo verso un bar dove un gentile signore ci da 2 biglietti a testa per la consumazione gratuita e un biglietto per il tour nella fabbrica, sempre gratuito. Dato che il prossimo tour in inglese era dopo una 20ina di minuti, partiamo con la prima consumazione, scelgo uno squisito Bacardi al Cocco con Succo di Ananas, una cosa incredibile, il mio preferito da quel giorno in poi ^-^
Saliamo quindi su un mini bus aperto che ci porta in un edificio li vicino: nella prima sala, con al centro una fontana con il una statua di un pipistrello (simbolo della Bacardi), troviamo una guida che ci racconta un po’ la storia della famiglia Bacardi e di come prima la fabbrica si trovasse a Cuba e come poi per motivi principalmente di tasse si sia trasferita qui a Portorico; ci trasferiamo quindi in una seconda sala dove si trova un mini cinema privato e vediamo un filmato che illustra un po’ quello che la guida ha prima spiegato, con le foto e le testimonianze di membri della famiglia Bacardi e vari personaggi; arriviamo dunque in una sala dove ci sono delle botti, ed una guida che ci spiega il processo che porta a creare uno dei rum più famosi in America e nel Mondo, insieme ad una vetrinetta con delle bottiglie di Bacardi che risalgono al 1800 imbottigliate a Cuba, in Messico ed in Portorico, ci sono inoltre foto dei membri della famiglia Bacardi e lettere, antichi giornali, il tutto rigorosamente protetto da vetrinette; ci spostiamo quindi in una sala dove si possono odorare vari rum prodotti dalla Bacardi, ci sono le fragranze messe in mini barili chiusi da un coperchietto che tolto da la possibilità di sentire l’odore, vi erano in tutto una ventina di rum, incluso uno del 1800 dall’odore molto forte fino ad arrivare ai nuovi rum aromatizzati al cocco, limone, arancia, melone e così via; nella prossima sala una guida ci illustra i più famosi cocktail creati proprio con il Bacardi, come il Cuba Libre (Bacardi & Coca Cola), il Daiquiri ed il Mojito che sta andando molto di moda adesso ed è in realtà un cocktail vecchio, tra le varie spiegazioni, ne viene fuori che il Bacardi ha una sorta di diritto di copyright su tali cocktail, e la guida racconta infatti che in una cittadina in America il titolare di un bar serviva il Cuba Libre con un rum diverso dal Bacardi e quest’ultimi gli fecero addirittura causa! Ah se sapessero che a Catania fanno i cocktail con il rum di 2 euro comprato nei supermercati hard discount…; infine arriviamo in una sala con varie foto di pubblicità del Bacardi dai tempi antichi ad oggi, seguiti da una pila a girare di bottiglie di rum…ed è qui che noto alla parete degli schermi, ognuno con sopra una webcam, dove c’è scritto qualcosa tipo “manda un messaggio”, non sapendo se fosse funzionante davvero e se fosse a pagamento io premo play e registro un video davvero stupido dove dico solo “wow guarda sta registrando, che figata! Ciaoooo Ciaooo Papà” il tutto mentre rido come una scema e sventolo la mano!
Finito il tour, prendiamo il nostro secondo drink, entriamo nel negozio e compriamo un paio di bottiglie e vedo un favoloso cappello ed una splendida magliettina che non vedo l’ora di sfoggiare qui e li…partiamo quindi verso il centro commerciale dove arriviamo dopo circa mezzora.
Questo centro commerciale ha 300 negozi e 40 ristoranti diversi, una sorta di paradiso per chi ama lo shopping! Prima fermata, un fast food cinese, cibo discreto, ma quando uno ha fame mangia di tutto! Ed è proprio in questo favoloso centro commerciale che riesco a trovare il convertitore di corrente per il mio computer e per il mio cellulare. In Italia lo avevo comprato nella base militare per 1.19 dollari, mentre qui mi è costato ben 12.99…sti cazz’ la differenza, ma anche se costava 200 euro lo dovevo comprare per forza. Nello shopping in generale mi sono frenata, anche perchè il 5 partirò per Washington dove c’è un centro commerciale favoloso con le marche tutte sottocosto e so già che mi vorrò comprare tutto…e quando dico tutto intendo almeno 2 valigie piene di roba eheh
Ho comprato solo un cd di Laura Pausini in spagnolo con i suoi migliori successi che ho poi regalato alla mamma di Luis, dato che alla radio avevano passato la sua nuova canzone e a lei era piaciuta molto.
Finito il mega giro al centro commerciale, andiamo ad “El Morro”, giriamo tutta la costa dove la mia vena sottile di fotografa esplode, ma al momento di entrare nella fortezza principale, il tipo all’ingresso ci dice che stanno per chiudere in … 3 MINUTI! Entriamo di corsa, giusto almeno per poter vedere il panorama da lassù e scattare qualche foto; il tutto è indescrivibile a parole, le foto che ho pubblicato magari possono rendere meglio l’idea.
Questo fortino ha parecchie torri lungo la costa e in quello centrale ci sono ancora cannoni e palle di cannone usate dagli abitanti dell’isola per combattere gli invasori, ah però vedi come erano ben organizzati!
Ci ritiriamo a casa con addosso un bel po’ di stanchezza, e oggi mi sveglio pronta a ritornare alle cave e ad Adjuntas per pranzare. E’ ora di andare.

30 Gennaio 2009, 9.53
Giornata caldissima oggi, un lieve venticello la rende più sopportabile.
Oggi sveglia alle 6.45, colazione verso le 7.30 con panino con wurstel aperto a metà con dentro ketchup e cipolla tagliata a pezzetti…gnammy me ne sono pappati 2! eheh ^-^
Ieri è stata un’altra giornata lunghissima…verso le 11 siamo partiti per andare alle famose cave, un posto spettacolare!!!
Arrivati li, si attende un po’ e si entra in un mini cinema dove un filmato spiega le norme di sicurezza e ribadisce il concetto del “Non Toccare Nulla!”, si prende quindi un mini bus aperto per raggiungere l’entrata delle cave…proprio dopo essere saliti sul minibus i genitori di Luis ci informano che l’anno scorso nelle cave è morta una ragazza perchè le è caduta addosso una stalattite . . . e me lo dicono dopo che sono già sopra sto bus. Inizio quindi a toccarmi da tutte le parti ed invito Luis a fare lo stesso e lui mi guarda come per dire “Cazzo sei scema?” e a quel punto il mio pensiero è stato “No, scema no. Ma sai com’è…mai dire mai!”
Arrivati all’entrata della cava inizio a fare foto tipo giapponese a Roma; la guida ci informa che cade dell’acqua dalle stalattiti in alto, e finchè è acqua non è un problema, ma se ci cade addosso un verme dobbiamo chiamarlo…a quel punto penso che il mio inglese faccia schifo e chiedo al mio ragazzo conferma di ciò che ho sentito, e ahimè avevo capito bene, passo quindi a prendere la felpa e chiuderla fino al mento controllandomi le spalle per paura che qualche verme primordiale stia passeggiando su di me. Nonostante l’enorme numero di insetti e animaletti schifosi che vivono in queste cave, il tutto è stato davvero affascinante, le foto che ho fatto rendono un po’ meglio l’idea.
Finito il giro culturale dentro le cave, andiamo ad Adjuntas, la città più evoluta di Portorico dato che nella piazza centrale c’è la wireless gratis per tutti e dato che siamo andati a mangiare proprio in un locale in piazza, mi sono potuta collegare per un po’ su msn e comunicare, anche se in forma molto limitata, con alcuni amici almeno per dire che qui va tutto bene…Ah mbare Marco, Alessio, Grazia, Peppe quanto mi mancate di già…e le chiacchierate su TS con il mio Paolo e la mia Jumy e tutti gli altri fino anche le 2 di notte…e le confidenze con Chiara sulle nostre cazzate giornaliere..ed il piccolo Davide che ha però un gran cuore…e le riunioni di Confederazione fino a notte tarda dove alla fine si concludeva sparando cazzate assurde…e poi un “lui” ambiguo, uguale e opposto a me, che in poco più di una settimana è riuscito a conquistare un posto nei miei pensieri…la pace e la tranquillità di questo posto di certo non si addice al casino generale di casa mia, mia sorella e mio fratello che litigano per il posto sul divano, la musica forte, mia madre che si lamenta di qualcosa e mio padre che ogni tanto se ne esce con un “basta perfavoreeeee” eheh, che cambio radicale di vita, positivo/negativo, ed ancora non sto neanche vivendo la vita che mi aspetta, sono in vacanza, più il là chissà come sarà…
Ritornando alla mia giornata di ieri, dopo aver mangiato siamo andati a casa dello zio del mio ragazzo dove poi sono spuntati la nonna e altri zii…il loro ambiente nonostante siano comunque gente latina, mi è apparso poco accogliente, un po’ freddo, ma non credo sia tanto colpa loro, ma è tutto dovuto forse al fatto che la mia di famiglia è pure troppo calorosa, il fatto stesso che l’unica persona che ha chiesto qualcosa in più oltre al mio nome è stata la zia ne è la prova, mentre invece tutti i miei parenti hanno sempre cercato di integrare Luis totalmente dentro la mia famiglia.
Qualcuno ha detto che non si muore di solitudine, qualcun’altro ha invece detto il contrario…fatto sta che mi sento molto sola anche se in mezzo a tanta gente, è come se parlassi e nessuno ascolta o nessuno risponde, e purtroppo nessuno se ne accorge.
Nel frattempo continuo questa mia “vacanza”, stacco il pc e mi vado a preparare, è tempo di andare al supermercato…

30 Gennaio 2009, 15.00
…Siamo tornati, ma niente supermercato grande per oggi, abbiamo rimandato a domani; ci siamo limitati a scendere al centro del paese, Orocovis, che dista 30 minuti circa da dove ci troviamo noi. Ho comprato qualche pensierino per le zie e poi c’erano delle slot machine, tanto per passare tempo metto 1 dollaro e puntanto il minimo mi spunta fuori una sorta di bonus e arrivo a 15 dollari, almeno un minimo di fortuna ^-^
Abbiamo mangiato in un posto sempre li del pollo fritto con le patatine fritte, non male anche se anche qui la pulizia lasciava a desiderare, a parte le colombe che mi passeggiavano accanto mentre mangiavo…ho guardato alcuni negozi e i prezzi non erano per niente alti, nella media nostra diciamo solo alcune cose un po’ più economiche. Ho cercato una scheda telefonica ma nulla da fare.
C’è una sorta di “fiesta patronal” che inizia oggi dove si scommette su una specie di ruota con dei cavalli e si beve birra a fiumi, ora la mamma di Luis sta cucinando degli spaghetti con un sugo pronto tipo ragù e della carne e poi dovremmo andare li…wow la mia felicità sale alle stelle…uff oggi non è giornata proprio, avrei tanta voglia di parlare con qualcuno ma non c’è nessuno…stacco e mi preparo psicologicamente a mangiare la pasta…

2 Febbraio 2009, 9.17
Uh…sono storditissima, ieri giornata mooolto stancante.
Dopo che venerdi ho mangiato “la pasta” cucinata dalla mamma di Luis, siamo poi andati nel pomeriggio in un bar dove proprio fuori avevano montato “La Pica”, questa sorta di mini giostra di cavalli su 4 file che girano a ruota. Ci sono un totale di 24 cavalli suddivisi in 6 per fila; nella parte di ruota di fronte a chi gioca ci sono delle linee nella ruota; chi gioca può puntare su un singolo numero, o su 2 insieme, o su 4, o per linea (un po’ come nella roulette), e naturalmente se si azzecca il numero secco si vince di più; il proprietario della Pica gira una manovella che fa girare velocemente i cavalli, che pian piano partendo dalla prima fila iniziano poi a fermarsi; vince il cavallo che si ferma nella linea più distante; per trattenere chi gioca, spesso i proprietari comprano da bere (birra per lo più). Siamo rimasti li un paio di ore, concludendo che non abbiamo vinto un cappero (io ho giocato poco perchè non avevo mano capito come si giocava, e Luis aveva vinto ma si è rigiocato tutto -.-’ ).
Il 31 Gennaio solita sveglia prestissimo ed un sonno pazzesco, per colazione tramezzino con maionese, pomodoro, tonno e cipolla..gnammy!
Sempre nella mattinata siamo andati al supermercato a comprare un po’ di cose, tra questi ho comprato il necessario per fare la paella ed il tiramisù, solo che non ci sono gli stessi biscotti ed il mascarpone, quindi alla fine è un tiramisù totalmente diverso.
Nella strada verso casa, ci fermiamo in uno stand nella strada che vende dei “Pinchos”, ovvero della carne di pollo speziata, infilzata in dei bastoncini di legno, cotta nel barbecue e poi sopra ci spalmano, se la si vuole, della salsa barbecue e/o salsa piccante: una cosa troppo buona, ne avrei mangiati 10 di fila!
Di pomeriggio siamo andati verso le 15.30 in un bar con annessa l’arena per i galli, c’erano in programma una ventina di combattimenti. In pratica qui non solo è legale il combattimento tra i galli, ma è pure controllato! C’è proprio un ordine di arbitri per i combattimenti che controllano che tutto sia in ordine e se qualcuno vuole organizzare un combattimento a casa sua in modo non autorizzato rischia una bella multa e pure la prigione.
Nel programma c’era un pollo del papà di Luis che è pero addestrato da suo zio (mi pare di aver capito così) e altri 2-3 polli dei suoi zii.
Appena entrati, si compra birra per tutti, poi si va a vedere i galli nelle gabbie (e lì già mi ero fatta 2 palle enormi)…poi ci andiamo a sedere in questa mini arena: al centro a forma di cerchio ci mettono i galli e poi a 3 livelli ci sono i posti a sedere; se ti vuoi sedere nella prima fila proprio nel vivo dello spettacolo paghi di più, mentre per stare seduto negli altri posti paghi intorno i 7-8 dollari, ma le donne non pagano.
Intere famiglie erano li, anche se le donne erano di meno. Noi ci siamo seduti nell’ultima fila, che comunque è sempre vicina perchè appunto non è grandissimo come posto; sto quasi li per sedermi quando noto che il posto è più sporco della via sotto casa mia, ed esco quindi dalla mia borsa un fazzolettino per pulire, invitando Luis e sua mamma ad alzarsi un secondo che almeno pulisco pure li, noto delle occhiatacce dalla gente vicino…
Inizia il primo combattimento: 2 ragazzi portano i galli dentro delle sacche, li escono e li tengono in mano e li avvicinano all’arbitro che tiene un gallo di pezza con cui gli da un colpettino per vedere se rispondono, se sono quindi galli da combattimento o “polli”; li mettono quindi dentro una gabbia di plastica divisa in due, e sopra pende un cartellone con su scritto il peso dei galli, il nome del proprietario (o quello che il proprietario vuole usare) e la somma scommessa da ognuno dei proprietari sui propri galli; prima che il combattimento inizia , e anche durante, la gente soprattutto della prima e seconda fila iniziano a scommettere tra loro su chi vince o perde, ma vi è anche un banco dove si può scommettere e poi ritirare la propria eventuale vincita; l’arbitro aspetta tipo 2 minuti max per fare accordare le persone sulle scommesse e poi tira una corda che alza la gabbia di plastica ed i galli iniziano a beccarsi tra di loro.
Il primo combattimento sembrava finire alla pari, in quanto hanno 15 minuti circa per darsele e se sono entrambi ancora in piedi o finisce in parità o l’arbitro prende un terzo gallo e lo avvicina ad ognuno di quelli rimasti e se uno risponde alla beccata mentre un altro se ne scappa si capisce chi ha vinto e chi ha perso. Proprio entro l’ultimo minuto del primo combattimento, una beccata di un gallo risulta fatale per l’altro…inizialmente stavo per vomitare…chiedo a Luis “Ma quello che muore che fanno? Se lo portano e se lo mangiano?” e lui “No no, guarda li lo buttano nella spazzatura, perchè sono allevati per combattere e non hanno tanta carne da mangiare”… … … cioè anche se hanno poca carne, qui tutti hanno gatti o cani che sarebbero strafelici di mangiarsi un pollo intero, buttarlo è proprio un’offesa nei confronti di chi non ha cibo.
I combattimenti proseguono e la gente continua a bere, rendendo l’ambiente mooolto vivace…e qui viene una delle esperienze traumatiche che ho avuto qui in Portorico…
Luis mi chiede se voglio qualcosa al bar, lo seguo ma lo avverto che devo pure andare al bagno perchè stavo per farmi la pipì addosso. Prendiamo quindi una birra per lui, una per suo papà, un bicchiere di vino per suo zio ed un tipo di cocktail alla frutta per me (buonissimo!); do il bicchiere a Luis dicendogli di aspettarmi li fuori il bagno; apro la porta del bagno e già la puzza non era un buon segno, ma vabbè alla fine dovevo stare li pochi minuti per fare pipì; mi tolgo la felpa dai fianchi e la borsa e li appoggio alla maniglia della porta, sto per sbottonarmi i jeans quando l’occhio mi cade sulla mia destra dove vedo un MOSTRO: una mega BLATTA di quelle marroni con le ali grande quanto il palmo della mia mano; prendo subito la mia felpa e la borsa e mi precipito fuori il bagno in stato del tutto confusionale, che se prima dovevo fare la pipì, in quel momento stavo proprio per cagarmi sotto dalla paura che la blatta mi inseguisse; cerco Luis che era proprio di fronte ai miei occhi ma ero così shockata che manco lo avevo visto, gli racconto “dell’amica” nel bagno e lui non sembra manco tanto colpito, e quando ci siamo andati a sedere di nuovo sia i suoi genitori che suo zio-zia-cugini si sono messi a ridere, come se fosse normale avere bagni che puzzano con le blatte che ti sorridono mentre fai pipì…stavo proprio per farla li, quando Luis ha avuto la brillante idea di andare rapidamente a casa che distava 3 minuti contati con la macchina.
Dopo la pipì siamo ritornati e siamo rimasti li fino alle 21 circa; l’atmosfera era da pazzi, gente che urlava ai galli rovesciando la bibita nel bicchiere tutta a terra, nasi rossi, un tipo che mi diceva solo lui sa cosa in spagnolo dopo che io gli dicevo che non parlo spagnolo…dovevamo andare a mangiare la pizza dopo, ma dato che Luis era ubriaco e io ero molto di malumore, siamo tornati a casa…ah la maturità, cosa che a volte arriva troppo presto e a volte troppo tardi…
Ieri, 1 Febbraio, ci siamo svegliati tutti un po’ più tardi, con un po’ di mal di testa e tanta tanta stanchezza; di mattina ho preparato il “tiramisù” con dei biscotti da tè e panna montata, sembrava una schifezza ed invece stamattina lo abbiamo assaggiato e non è male, anche se quello originale è insostituibile. Mi sono poi rimessa a dormire anche se tra i movimenti in casa e le galline, ho sempre della stanchezza arretrata.
Di pomeriggio ci siamo fatti belli e siamo partiti per la città di Coamo, dove si tiene in questi giorni la festa patronale del Santo protettore della città. Prima di arrivare ci siamo mangiati una zuppa di riso, spaghetti e salame a casa ed un pinchos per la strada (ancora più buono di quello dell’altra volta); nella festa patronale c’erano un paio di giostre per i bambini, tanti stand che vendevano roba varia, 3 posti dove giocare a “La Pica”, tantissimi stand/bar che vendevano da bere ed un palco dove si sono esibiti gruppi musicali. Siamo stati li fino alle 23, abbiamo trascorso la maggior parte del tempo davanti a “La Pica”, bevendo Pina Colada e poi ho assaggiato una patata con dentro di tutto e di più (formaggio, piselli, mais, tacchino, pollo, bacon…).
Ora sono le 10.27 e mi preparo a buttarmi nel letto di nuovo, oggi giornata di relax a casa (spero) e domani forse andremo nell’attesa spiaggia.

4 Febbraio 2009, 13.50
Uh, oggi il sole non picchia tanto, è nascosto dalle nuvole e questo mi permette di stare qui nel balconcino seduta rilassata senza sudare.
Lunedì la giornata è continuata in tranquillità, abbiamo visto un film e poi verso le 15 ho iniziato a cucinare per la paella, che è venuta molto buona anche se ho dimenticato i piselli; abbiamo fatta il bis tutti quanti.
Martedì 3 Febbraio, verso le 9 abbiamo lasciato casa per andare in spiaggia, e naturalmente io donna molto fortunata ho il ciclo -.-’
Quindi non mi sono fatta il bagno, ma mi sono bagnata un po’ qui e li, anche se la tentazione di tuffarmi in quell’acqua limpida era fortissimissima. La spiaggia non era come a catania dove prima dell’acqua c’è una grande distesa di sabbia, ma la striscia di sabbia era circa 3 metri e vi erano anche degli alberi che facevano della piacevolissima ombra dato il caldo che c’era; l’acqua non era freddissima e c’erano solo altre 5 persone in tutta la costa, per chi ama tanto il mare quello è di certo il posto perfetto.
Verso le 14 siamo andati via dalla spaggia e ci siamo fermati all’ Holiday Inn Tropical Casinò, dove io come al solito non ho vinto un cazz’ mentre Luis con il suo solito culo mega galattico, va per giocare ad una slot e dopo 2 minuti punta il max, ottiene una combinazione che gli fa vincere 100 dollari e manco se ne accorge subito, poi fa “What the fuck?!?” e ritira i soldi ahahah, poi riprova sempre in questa slot ed ha l’altro culo di ottenere il bonus per vincere 5 diversi jackpot, ma non avevamo capito come funzionava e alla fine ha preso il jackpot più piccolo di soli 10 dollari, quello maggiore era di 800 circa. Nel casinò c’era la rete wireless con un segnale schifosissimo e quindi alla fine ho potuto solo arrivare a scrivere 2 righe veloci a qualcuno, ma quanto basta per fare i complimenti a Lory (bacino) ^-^
Dopo il casinò siamo andati a mangiare da Bonanza, che è molto simile all’altro posto dove sono stata che si chiama Ponderosa: si prende uno dei piatti in menù e poi vi è un buffet pieno di roba che puoi scegliere, io mi sono limitata ad un po’ di maccheroni al formaggio, insalata (broccoli, mais, prosciutto), gelato e gelatine di frutta.
Prima di tornare a casa siamo passati alla K Mart, un ipermercato tipo Auchan molto diffuso in America, dove abbiamo solo dato un occhiata qui e li.
Tornati a casa, doccia e poi mi sono buttata a peso morto nel letto, una stanchezza incredibile, e poi anche se volessi stare alzata fino a tardi a guardare la tv poi la mattina max alle 7 sono in piedi causa galline quindi sono sempre stanca :(
Oggi abbiamo sistemato le valigie, abbiamo lasciato fuori solo i vestiti da mettere domani e il pigiama che abbiamo addosso, anche se forse più tardi verso le 17 andiamo qui vicino dove c’è uno con “La Pica” che a Luis i soldi che ha già perso non gli bastano.
Domani sveglia molto presto, alle 6 lasciamo casa, in 2 ore circa arriviamo all’aeroporto di San Juan e alle 9 prendiamo l’aereo. Faremo fermata a Houston e poi diretti a Seattle dove dovremmo arrivare verso le 17 di pomeriggio, ma poi dall’aeroporto fino a casa della sorella di Luis ci vogliono 2 orette circa.
Il tempo è davvero volato, prima sembrava che non passava più ed invece domani andiamo via di già; la cosa non mi rende ne felice ne triste, nonostante tutto ho avuto sia momenti divertenti ed è stata una bella esperienza e sia momenti di merda che mi sarei voluta teletrasportare a casa. Di certo se ne avrete la possibilità vi consiglio di andare in PortoRico, anche se non dappertutto parlano inglese, quindi è meglio portarsi un vocabolarietto almeno per le cose essenziali. So che lo spagnolo più o meno è simile all’italiano, ma ci sono delle parole simili ma con un significato del tutto diverso, tipo se per strada leggete “Salida” la prima cosa che uno pensa è che c’è una salita ripida, o almeno io ho pensato questo, ma poi ho capito che vuol dire “Uscita”, intesa come uscita dall’autostrada o da un locale; portatevi sempre dei fazzolettini e delle salviettine tipo quelle che si usano per pulire il sederino ai bambini perchè i potrà capitare come è successo a me di visitare luoghi poco puliti; se fumate, tenete in mente che qui hanno pochi tipi di sigarette e che ogni posto le vende ad un prezzo differente, quindi magari non comprate al primo colpo ma vedete chi le vende a minor prezzo (lo stesso è in America); le carte telefoniche internazionali non sono diffusissime, quindi è meglio che le comprate in aeroporto ma non in quello in Italia, ma in America che vi costano di meno ed hanno più minuti, tanto funzionano tutte allo stesso modo, ma usatele da telefoni fissi per chiamare altri telefoni fissi, altrimenti usandole da cabine telefoniche vi da meno minuti disponibili ed usandole da cellulari vi costa qualcosina e chiamando dei cellulari vi da solo 2-3 minuti di chiamata invece che 30.
Bon, guardo ancora un po’ questo paesaggio inviolato pieno di piante esotiche e montagne, probabilmente tornerò presto, e in ogni caso guardando le foto mi ricorderò della tranquillità, a parte le galline bastarde, e dei bellissimi posti che ho visitato…
Arrivederci Puerto Pollo…ehm…Puerto Rico

POSTED BY areide on Feb 7 under Mondo Personale

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